venerdì 24 maggio 2013 | 01:37

Malasanità

Caso Federica, in appello chieste pene più severe
Per Flavio l'accusa vuole 10 condanne e 1 assoluzione

Da un lato, per la morte di Federica Monteleone, la richiesta è quella di condannare anche chi è stato assolto in primo grado, e applicare pene più gravi rispetto alla prima sentenza a 7 degli 8 condannati, dall'altro, nel caso di Flavio Scutellà, la richieste al termine della requisitoria del pm auspicano 10 condanne e una assoluzione. Così, le inchieste su due episodi fra i più noti di malasanità calabrese approdano ad una fase decisiva

di FRANCESCO RIDOLFI

Caso Federica, in appello chieste pene più severe
Per Flavio l'accusa vuole 10 condanne e 1 assoluzione

Federica Monteleone

La condanna dell’unico assolto in primo grado ed un aumento di pena per sette degli altri otto imputati è stata chiesta dal sostituto procuratore generale Domenico Prestinenzi nel processo d’appello per la morte di Federica Monteleone, la studentessa di 16 anni morta a Cosenza il 26 gennaio 2007 dopo una settimana di coma, stato in cui è caduta a seguito di un intervento di appendicectomia effettuato all’ospedale di Vibo Valentia il 19 dello stesso mese e durante il quale si verificarono complicazioni in relazione all'impianto elettrico della sala operatoria che portano ad una ipossia cerebrale rivelatasi poi fatale. 

In particolare, il magistrato ha chiesto che Francesco Talarico, all’epoca dei fatti direttore generale dell’Azienda sanitaria di Vibo Valentia, venga condannato anche per l’accusa di tentata concussione portando così la pena da due a quattro anni di reclusione. Il pg ha poi chiesto la condanna a tre anni e sei mesi per Antonino Stuppia, titolare dell’impresa che aveva realizzato l’impianto elettrico nella sala operatoria in cui fu eseguito l’intervento, che è accusato anche di falso, condannato in primo grado a due anni di reclusione. Tre anni sono stati chiesti per il medico Matteo Cautadella, assolto in primo grado, per Alfonso Luciano, ex direttore sanitario aziendale, per Roberto de Vincentiis, ex direttore dei servizi tecnici dell’Azienda sanitaria (condannati in primo grado a due anni), per Pietro Schirripa, ex direttore sanitario dell’ospedale Iazzolino, per Antonio Bruni, consulente incaricato di seguire l'esecuzione dei lavori per la realizzazione dell’impianto elettrico nella sala operatoria, e per Nicola Gradia, responsabile di un settore dei servizi tecnici, tutti condannati a un anno e quattro mesi dai giudici del Tribunale di Vibo Valentia. Prestinenzi, infine, ha chiesto la conferma della condanna ad un anno e sei mesi di reclusione per l’anestesista Francesco Costa e l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per tutti gli imputati ad eccezione di Costa.

Per quanto concerne, invece, il caso di Flavio Scutellà, il ragazzo di appena 12 anni cadde il 29 ottobre 2007 da una giostra battendo la testa. Poco dopo venne portato in ospedale a Polistena dove venne stabilita la necessità di procedere ad un intervento per la rimozione di un ematoma che comprimeva il tronco cerebrale. La diagnosi è stata fatta alle 17 ma Flavio è arrivato in ospedale a Reggio solo alle 21 e l'intervento, classificato come urgente dopo la tac fatta a Polistena, fu effettuato solo dopo l'una di notte inutilmente perché Flavio non è sopravvissuto al trauma. Oggi il pm ha presentato nel processo di primo grado celebrato con rito ordinario le sue richieste di condanna nei confronti di 10 persone: Giovanni Platerioti, medico del pronto soccorso di Polistena, 3 anni di reclusione, 2 anni e 3 mesi per Carmelo Alampi,1 anno e 2 mesi invece per Antonino Leale, 2 anni e 3 mesi per Francesca Liotta, 2 anni e 6 mesi per Saverio Cipri, 2 anni per Pietro Tripodi, 2 anni per Vincenzo Furfaro, 1 anno e 9 mesi per Francesco Turiano, 1 anno e 4 mesi per Francesco Morosini, 2 anni e 3 mesi per Giovanni Triolo. Chiesta l'assoluzione, invece, per Giuseppe Mauro. 

 

giovedì 29 marzo 2012 19:47

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