mercoledì 22 maggio 2013 | 06:59

Degni di note

Cammariere, classico
fin dalla nascita

L'ultimo album dell'artista crotonese, interprete di una canzone che è linea di onfine tra jazz, musica leggera sofisticata, spruzzate sudamericane

di GIANLUCA VELTRI

Cammariere, classico
fin dalla nascita

Che fatica essere classici già dalla nascita! Fin dal suo apparire al grande pubblico, Sergio Cammariere si è imposto come interprete di un gusto sofisticato, erede di cantanti e autori di robusta classicità. Di una canzone che fosse linea di confine tra jazz, musica leggera ricercata, spruzzate sudamericane.

Giunto al suo quinto album, l’artista di Crotone, nell’impossibilità di riscrivere o reinventare una poetica fin troppo consolidata, si conferma consumato chansonnier. Che sia maestria o sia mestiere, va col suo pianoforte e col pilota automatico. Non è musica “sanguigna”, quel che si chiede a Cammariere. Gli si chiede comfort, “situascion”, eleganza, soffusione. Nei suoi dischi non cercate novità, ma bravura. E lui, già pianista sopraffino, è circondato da strumentisti uno più bravo dell’altro: Fabrizio Bosso (tromba), Amedeo Ariano (batteria), Luca Bulgarelli (contrabbasso), Olen Cesari (violino), i sodali di sempre. Cammariere resta soprattutto un musicista, innamorato di swing, blues, bossanova. E questo nuovo album è intitolato semplicemente “Sergio Cammariere”, quasi come un programma, proprio perché risulta un compendio di stili, tutto quello che l’artista Cammariere ama e vuole portare con sé. Attraversate dalla leggerezza, le realizzazioni musicali, brillanti quando non virtuosistiche, vestono testi in genere poco ispirati e poco pregnanti, anzi spesso prevedibili come dei riempitivi, specie quelli scritti dal paroliere storico Roberto Kunstler. Qualche esempio colto qua e là: “E ora che tu sei già dentro me/ Dolce musa del mio canto/ La vita è come un sogno e tu la mia realtà” (“Inevitabilmente bossa”); “Amore dimmi almeno che verrai/ Un giorno sarà solo per noi due/ E allora niente ci dividerà/ Sarai la mia felicità” (“La mia felicità”). Meglio la felpatissima, brasilera “Com’è che ti va”, che reinterpreta a meraviglia “Onde Anda Você” di Vinicius con testo in italiano liberamente trasposto da Sergio Bardotti; o l’adattamento realizzato a cura di Sergio Secondiano Sacchi da Vladimir Vysotskij, nella deandreiana “Il Principe Amleto”, o ancora la collaborazione con il versatile Giulio Casale nell’afrocubana “Transamericana”.

D’altra parte, la stessa “Inevitabilmente bossa” ha un andamento talmente stiloso e “Notturno swing” ti fa venire voglia di trovarti a lume di candela con chi hai sempre amato, mentre “Thomas” (strumentale) è un bellissimo pezzo di atmosfera e “Buonanotte per te” ti fa ripensare a quello che hai irrimediabilmente perduto, ma, chissà come e per quale arcano, senza farti disperare. È forse questa la forza dei super-classici.

martedì 08 maggio 2012 12:19

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